Le prime notizie sulle maschere e le scuole di "mascareri" ossia i fabbricanti di maschere risalgono al 1271. La produzione utilizzava argilla per il modello, gesso per il calco, carta pesta, colla di farina, garza ed infine coloranti.
Nel 1773 esistevano ufficialmente 12 botteghe autorizzate di maschereri
con 31 lavoranti quando in realtà se ne contavano molte di più.
Questa corporazione era nata molti secoli prima e poi fu riconosciuta con uno statuto e accorpata con altre professioni solo a partire dal 1463.
La bauta era nata comunque per nascondere ed era una moda ma anche uno status-symbol.
Nel 1748 Carlo Goldoni inserì nelle sue rappresentazioni anche attori mascherati con bauta, rappresentando così uno scorcio del suo secolo. Ne "La Vedova Scaltra", ancora Goldoni a questo proposito fa recitare ad Arlecchino una frase birichina su una donna in Bauta e sulla assoluta misteriosità che cela: "Delle volte se crede de trovar el sol d'agosto, e se trova la luna de marzo"..
Sovente nelle rappresentazioni più autorevoli de "Il don Giovanni" di Mozart, nella parte finale, tre personaggi tornano mascherati per accusare i delle nefandezze del libertino prima dell’arrivo della statua del commendatore. Questo era dovuto ai ricordi del librettista Giovanni da Ponte, che aveva vissuto a Venezia e che ne era stato poi allontanato.
La bauta è sintesi di un'epoca storica ed un costante elemento della vita quotidiana settecentesca di questa città.
E' stata ritratta da molti pittori come Pietro
Longhi, il Canaletto o Giovanni
Domenico Tiepolo o Francesco Guardi. ( galleria
storica)
Pietro Longhi era ritrattista di momenti raccolti o leziosi della vita veneziana,
Canaletto che con la sua macchina oscura riproduceva più velocemente panorami e vedute (i famosi "capricci"), Tiepolo e il suo discepolo Guardi che invece erano più barocchi nei colori.
Il culmine fu raggiunto tangibilmente nel Settecento, ma già nel Quattrocento
il dipinto del miracolo di Sant'Orsola del Carpaccio immortalava la figura
di un arlecchino in posa da gondoliere.
In parecchie ville affrescate dal Tiepolo si riconosco opere in cui compaiono
molte maschere.