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3. Vivere il carnevale
continua da "Il carnevale odierno - esperienze e racconti"

« Per me e miei amici è una tabella di marcia ben collaudata.
Scegliamo il secondo weekend, si parte il sabato mattina arrivando a Venezia in tarda mattinata.
Non sempre si ha fortuna di trovare clima mite o caldo verso febbraio o marzo o peggio ancora gennaio, quindi tra la bora che spira sulla laguna o le nubi cariche e umide, spesso si guarda al cielo sperando non piova... Un anno rovinai completamente le scarpe e vestito tra pioggia, acqua alta e altre intemperie... altri inzaccherarono i mantelli.

Depositati i bagagli si va in avanscoperta per capire come è il tempo, come sono organizzati i sensi unici delle calli e se si arriva in S.Marco magari scattare foto a qualche maschera e se è necessario ci si ferma anche in qualche negozio o bancarella di mascareri per comperare le ultime cose che si sono dimenticate o mancavano a completare.
Si aprono i bauli e si "va in scena" dal pomeriggio finchè si hanno le forze.

Una cosa è camminare coi vestiiti normali, una cosa con le maschere, tutto diventa invece più avventuroso e talvolta più difficile.
Avere una scarpa con tacco tornito settecentesco implica minore stabilità e quindi maggiore attenzione dove si posa il piede, da qui un bastone spesso è utile come appoggio e per sondare il terreno scendendo i gradini, misurando quindi prima di inciampare e cadere. Da quando si pone il piede sul primo gradino del ponte dell'Accademia (un punto fondamentale per la nostra passeggiata) e ci si sorride tutti perché sappiamo che stiamo per buttarci nella mischia a arrivare a S.Marco se ci andrà bene ci impiegheremo una buona oretta e mezza... contro i soli 40 minuti da turisti anonimi.
Tappe varie nel salire il ponte, anche perché è un punto ventoso e se si hanno cappelli alti o che, diventa anche difficile quindi è uno dei punti di primo collaudo.
Riscendendo per campo Morosini e svoltando a destra per andare verso S.Marco le calli si stringono e si fatica spesso a procedere e quindi con passo lento, sia per il flusso sia spesso per il peso dei vestiti, si continua.
Dove si può ci si fa strada perchè lasciano passare le maschere ma si evita per intelligenza di sostare sui ponti a scattare foto per evitare intoppi o blocchi del traffico... preferendo ampi spazi come campi (tra questi uno scenografico è quello di campo s.moisè con la bellissima chiesa di spalle)

Una parentesi sul peso dei vestiti. Data la pesantezza o corposità delle stoffe, ovviamente tutto ha un'incidenza.
Con un vestito fatto di fodere o tulle comunque si ha molta vaporosità e leggerezza, con un vestito con damascati siriani ottenendo la turcheria che ho indossato a Venezia 2006, tra cappello, cappottino e mantello erano quasi 15kg di stoffe e il peso incide in maniera non indifferente nella velocità di spostamento o negli ingombri e anche sullo stato fisico.

Tappa piacevole e di assoluta importanza per me e miei amici è tutto il percorso che sta tra campo Morosini e S.Marco.
Si quindi arriva a S.Marco attraverso colonnati di Palazzo Correr. 4 Passi sotto le procuratie... affacciandosi di tanto in tanto per scorgere la piazza, richiamando i fotografi che ci bloccano chiedendo addirittura pose plastiche estenuanti... si arriva a palazzo ducale. Un anno c'era un gazebo con un'orchestra da camera e è stato molto piacevole fermarsi.

Da S.Marco a tornare indietro non è facile quindi se c'è bisogno di rifocillarsi o riposarsi, si ricorre ai caffè storici, sono cari ma una volta nella vita si può fare. L'anedotto divertente è che quando arriviamo a Venezia non teniamo cellulari accesi, non si riesce a telefonare e poi voglio anche staccare la spina e divertirmi e la mia famiglia rinuncia inseguirmi ma aspetta i telegiornali... varie volte quando tentiamo di entrare come turisti durante il carnevale a un caffè storico dicono 40-50 minuti di attesa oppure c'è posto ma in piedi al bancone, se ci presentiamo mascherati si entra invece 4-5 minuti e riservano alle maschere più appariscenti la vetrina in modo da aumentare la fama... pubblicità alla fine... e in ogni caso questa vetrina naturale, viene spesso ripresa... e come dicevo è più facile che la mia famiglia abbia notizie di me attraverso un 30secondi di speciale in tv invece che io abbia tempo di chiamare, perché tra il tempo che scorre impercettibile e l'emozione di stare a Venezia, non si ha più tanto contatto con la realtà.

Stare quindi a Venezia mascherati diventa allora non più il concetto di carnevale storico, ma è una festa portata in piazza, qui la gente si maschera secondo il proprio gusto e la propria fantasia e il proprio portafoglio e si da quindi anche sfogo al narcisismo che spesso resta intimo in ognuno di noi e quindi le ore coi fotografi... ma anche per il piacere poi di vedersi in qualche occasione e constatare che la maschera che indossavamo è piaciuta e ha raccolto il plauso.

Spesso e volentieri si ricevono complimenti se si sa indossare una maschera, se si ha eleganza e armonia. Spesso nei carnevali locali, la gente ride davanti agli adulti mascherati ma perché intendono il carnevale dei bambini, perdendo quindi la concezione che carnevale è nato come rito pagano ai tempi e con le sue connotazioni culturali.
A Venezia invece persiste il carnevale degli adulti molto ma soprattutto il carnevale della maschera, che non è il carnevale dei gruppi di Viareggio, Cento, Putignano o che altre località. Sono tutti straordinari ma è diversa la collocazione, gli spazi, la qualità e la modalità.
Quindi è facile girare per la città e trovare una coppia settecentesca, poi degli angeli, poi poco dopo un Enrico VIII e consorti o un gatto con gli stivali che miagola e muove la coda o una soprano che mascherata di piume gorgheggia tra le calli... e, con malincuore raramente, delle eleganti baute.
Da qui è nato il nostro sito perché abbiamo visto che la qualità vista non rispecchiava la sorprendente eleganza dell'antico mascheramento e poi era una maschera molto rara, quando invece a Venezia imperversava nel Settecento…

Il resto del carnevale si svolge tra ritrovi con amici in borghese a mangiare al ristorante o in qualche bacareto e scambiarsi opinioni, oppure andare a qualche concerto di musica classica, a ritornare in piazza la domenica in tarda mattinata e fuggirne sulle gradinate di S.Maria della Salute il pomeriggio per evitare l'affollamento.
Il resto a seconda della disponibilità si ripropone nei giorni successivi finchè non si smette stancamente la maschera e si torna alla realtà di tutti i giorni... ma con grande soddisfazione personale.

Non è la stessa cosa tra fare una fotografia a una maschera rimanendo stupefatti per la leggiadria... e magari esser noi stessi sotto quella maschera con il batticuore perchè non appena ci si affaccia alle gradinate, arrivano come "locuste" stuole di fotografi affamati di fotografie... è una emozione profonda e io dico per chi ha attitudine e chi ha la curiosità di provarla almeno una volta nella vita: esser alla fine protagonisti fieri del ruolo che si è scelto.

Negli ultimi anni abbiamo visto turisti che arrivavano e facevano foto su foto ma senza criterio per dire che erano stati a Venezia, questa l'impressione, vaporetti e pullman e treni che fagocitavano masse… molto utile come fenomeno economico ma devastante se non ha criterio la massa stessa. Da qui la lamentela dei veneziani e l'imperativo da parte del sindaco e dal comune di anno in anno che il carnevale deve esser fatto con disciplina ed educazione...

Dall'altra girare mascherati permette di godere di una posizione di privilegio, arrivando mascherati a un punto di ingorgo, talvolta battendo tacco della scarpa o il bastone per terra richiamando l'attenzione, la folla si apre sia per farci passare, sia per acquisire spazio per fotografare... e lo spazio va sfruttato per continuare muoversi verso la meta e rapidi per non bloccare. Perché la maschera è la protagonista ma deve anche avere il buon senso e non abusarne il potere. »

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