Storia del carnevale di Venezia tra leggi e tradizioni
Lo scopo del Carnevale era ed è il divertimento. Se ricercato senza regole, anche solo morali, il rischio di degenerare resta sempre presente.
Per tal motivo, la Serenissima in varie riprese dovette intervenire con leggi apposite anche in materia.
Scorrendo la storia, si legge in un documento emanato attorno all’anno 1268, che il Governo veneziano proibiva agli uomini in maschera il gioco delle “ova” e in particolare veniva puniti i mattaccini, che erano uomini e buffoni che lanciavano uova riempite di acqua di rose contro le dame che passeggiavano nelle calli.
Agli inizi del 1300 le autorità promulgarono decreti per fermare il libertinaggio dei cittadini veneziani e l’eccessivo uso delle prime maschere in voga.
E’ importante osservare che il Carnevale inizialmente nato come fenomeno culturale, col passare dei tempi assunse una connotazione anche economica.
Questa occasione attirava personalità importanti da tutta Europa, contribuiva ad alimentare le entrate della città, messe in crisi dalla perdita di interesse dei commerci verso l’Asia dopo la scoperta delle Americhe. Infatti il nuovo continente offriva terre nuove, nuovi prodotti e spezie e in ogni caso più facili da raggiungere rispetto all’Oriente, che al contrario presentava sempre più problemi politici per la presenza dell’impero ottomano e le notevoli incertezze sui tempi di arrivo dei carichi.
Venezia restava tuttavia un punto di transito obbligato tra l’occidente e l’oriente, dove confluivano persone di varie estrazioni, nazionalità, cultura e forse anche per questo uno dei punti nevralgici in Europa dell’attività spionistica.
E’ curioso notare le attenzioni che venivano dedicate alla denunce segrete deposte tramite le bocche delle verità tanto che tra il 1588 e il 1647 si accettava addirittura una consuetudine invalsa e legiferata dal Senato: “si accettano con 2/3 dei voti del Consiglio dei Dieci denunce segrete sottoscritte per giuramenti falsi, bravi, vagabondi, permute e baratti di ballotte, se riguardano maschere, archibugi e barche…”
Un altro periodo storico del Carnevale Veneziano in particolare attorno al 1500 è ampiamente descritto nei “Diarii” del Sanudo.
In tutto questo, la maschera o ogni maschera che permettesse licenze di anonimato era ben apprezzata e forse per questo anche usata intensamente.
Nel 1608 mascherarsi era diventato uno status tanto che il Governo della Repubblica di Venezia fu costretto a decreti per imporre regole ben specifiche:
le maschere non potevano girare di notte per la città
non ci si poteva introdurre mascherati da donne nei monasteri e nelle chiese
il divieto alla maschera alle prostitute in pubblico
il divieto di portare la maschera agli uomini che frequentassero i casini o bordelli
il divieto di portare la maschera durante il periodo della peste (gli unici erano i medici che con le loro protezioni cercavano di evitare i contagi)
il divieto di indossare maschere nei periodi che non fossero quelli di carnevale.
Niente armi, niente schiamazzi di gruppo o il permesso di indossare maschere a orari prestabiliti solo dopo mezzogiorno.
Con l’accezione “maschera” si indica tutto ciò che nasconde o deforma l’apparenza o la realtà, quindi un mascheramento con abito, o una sola maschera al volto che camuffa la voce o rende non riconoscibile chi la porta e maschera era anche la donna vestita da uomo e viceversa (come ad esempio la gnaga)
Sul finire del diciassettesimo secolo, la maschera a Venezia per antonomasia era la bauta.
La bauta era d’obbligo nelle cerimonie ufficiali e alle feste pubbliche o per la frequentazione delle malvasie (o botteghe del vino).
Al contrario la bauta era vietata negli incontri nei conventi, nelle riunioni private del Consiglio dei Dieci ed ad alcune persone (i croupiers e i barnabotti, cioè aristocratici decaduti) nei ridotti e in particolare nelle case da gioco pubbliche e gestite dallo Stato
Tra questi il più famoso era il ridotto di S.Moisé, che divenne uno dei punti nevralgici e che era aperto esclusivamente durante il carnevale e che restò attivo tra il 1638 e il 1774.